La cura delle parole: un laboratorio in classe che fa crescere insieme 

“Prendersi cura è un atto di ascolto e responsabilità che lega gli uni agli altri.”
Questo è stato il principio cardine del laboratorio di scrittura collettiva, che ha visto protagonisti gli studenti in un viaggio di scoperta, riflessione e creatività. Attraverso il concetto di “cura,” i ragazzi hanno imparato a trasformare le parole in ponti che uniscono, strumenti per esprimere e costruire relazioni autentiche. 
Il percorso si è aperto con una condivisione empatica del termine “cura”: dalla sua etimologia latina cùra, che evoca sollecitudine e attenzione, ai significati simbolici come protezione, ascolto e dedizione. I ragazzi hanno esplorato campi semantici e metafore suggestive: la cura come un giardiniere che nutre una pianta o come il lievito che fa crescere il pane. Da qui, sono emerse domande profonde: “Cura è sinonimo di amore? Ci si può prendere cura degli altri per curare se stessi?”.

Ispirandosi a Il Piccolo Principe, il laboratorio ha posto l’accento sul valore del tempo speso per gli altri, sull’importanza di gesti semplici che però creano legami duraturi. La lettura di passaggi chiave ha stimolato un dibattito, spingendo gli studenti a riflettere sulla dedizione verso amici, familiari o persino una pianta. Si è parlato della cura come atto gratuito, che non pretende ricompense immediate ma arricchisce chi lo dona.
Anche la musica ha avuto un ruolo cruciale: il brano “A modo tuo” ha ispirato i ragazzi a comprendere il complesso equilibrio tra protezione e autonomia, evocando il rapporto genitore-figlio. Attraverso queste attività, gli alunni hanno scoperto che la cura è un’abilità da coltivare con costanza, un modo per crescere insieme e rendere il mondo intorno a loro un luogo più accogliente.

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