La zattera come metafora per risolvere il conflitto e creare luoghi di crescita

Siamo partiti dalla parola zattera dal punto di vista metaforico come aiuto per poter affrontate problemi e difficoltà, senza ansia e aspettative sulle questioni personali, sugli obiettivi da raggiungere. Pensiero e linguaggio è statao al centro del n ostro laboratorio di scrittura collettiva nell’ambito dei lavori del nostro convegno nazionale della rete barbiana 2040, quest’anno a Palermo.
Ampliare il nostro pensiero significa anche ampliare il nostro linguaggio, creando un punto di incontro e una sorta di mediazione linguistica anche intorno ai valori e alle visioni del mondo. Noi adulti potremmo imparare tanto dal linguaggio social dei ragazzi, come mezzo per avvicinarsi a loro senza demonizzare (too chill, too flex too gost = rilassarsi, vantarsi, sparire).
Per esempio “accollarsi” significa nel nostro gergo siciliano, la disponibilità  a venire incontro alle esigenze degli altri, ed è una parola importante. Si definisce “accollato” un professore che si fa carico, delle persone.
La buona gestione del conflitto richiede di  so-stare, per aiutare la comunicazione tra adolescenti e adulti.
La zattera è metafora di un’instabilità che può riguardare anche gli adulti per non sentirsi a posto e può essere intesa come mezzo di comunicazione  per risolvere un conflitto. La motivazione è fondamentale per gli adolescenti, quindi la zattera rappresenta sicuramente un mezzo di salvataggio.
A prescindere dalle rispettive tappe evolutive, è importante come adulti accettare direzioni imprevedibili e non programmate per le quali rimaneggiare una programmazione.
Gli studenti riconoscono che i professori  possano aiutare e sostenere il loro iter perché si sentono valorizzati.


Danilo Clemente studente della classe 5° liceo linguistico, lancia un appello ai professori di essere più comprensibili e di mettersi nei panni dei propri studenti affinché si ricordino che sono stati ragazzi anche loro, errori compresi. Inoltre, non dimentica di sollecitare i suoi coetanei “a non arrendersi mai”. È importante vedere l’aspetto costruttivo della scuola, il conflitto come mezzo di crescita, come tappa necessaria per superare il  proprio di punto di vista e trovare una mediazione, per avviarsi alla pace mediante la creazione di una tregua.
Il gruppo classe è sempre una grande palestra di vita, per mettersi in discussione. La mediazione riguarda anche il confronto culturale tra passato e presente, come quando gli studenti ci rimproverano di farli studiare solo “gente morta”. La zattera non ci lancia scampo, chiede di giocarci lì, la nostra partita. Occorre sempre creare un momento di apprendimento  comunitario.
“Come adolescenti abbiamo degli obiettivi futuri ma il fatto che ci concentriamo tanto sul presente, non significa che non progettiamo il nostro futuro. È che noi adolescenti lo vediamo come qualcosa di troppo lontano e tendiamo a focalizzarci sul presente che possiamo controllare, abbiamo invece, più paura del futuro perché non è vero che riceviamo tutto subito, ma vediamo instabilità nel lavoro e proviamo ansia per le responsabilità che ci aspettano, per il controllo e le aspettative che ci buttano addosso gli adulti, sul futuro”.
Così oggi a conclusione del nostro  laboratorio riceviamo dagli studenti, l’invito ad essere cyll, perché siamo considerati una generazione che si proietta sempre nel futuro, organizzando a dismisura la vita. Per i nostri ragazzi questo invece è gabbia, oppressione, ansia, controllo, che non offrono benessere.

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