Mettersi in ascolto, il primo passo per creare un reale apprendimento

Sabato 15 marzo, nell’ambito dei lavori del convegno nazionale della Rete Barbiana 2040 a Palermo, insieme con la docente Marta Ravasi ho condotto il laboratorio di scrittura collettiva dedicato ai più piccoli della scuola dell’infanzia e ai bambini delle prime due classi della primaria. Partecipavano un gruppo di studentesse di classe V del Liceo “Danilo Dolci”, sede del nostro convegno annuale.
Un gruppo di studentesse di provenienze scolastiche diverse: liceo linguistico in prevalenza, qualcuna dal liceo umanistico, una giovanissima rappresentante del socio-economico, una sola docente di scuola primaria, carissima amica della Rete.
Nessuna di loro aveva nelle sue immediate finalità l’insegnamento.
Quindi un inizio spiazzante, con un pubblico non avvezzo ai lavori ma che di scuola se ne intende, eccome, “solo” dall’altra prospettiva.
Il principio di aderenza alla realtà, ancora una volta, ci è venuto in soccorso: porsi in ascolto autentico del gruppo e partire da lì, da chi ti sta concretamente di fronte.
Primo obiettivo, dopo le presentazioni, è stato quello di mettere le studentesse in una situazione reale di apprendimento,  perché sperimentassero in prima persona cosa un bambino prova  davanti al codice alfabetico scritto.
L’incipit deve essere sfidante, altro principio assodato, quindi, senza troppi preamboli, abbiamo proiettato alla LIM otto frasi scritte … in stenografia.


Un miscuglio davvero indecifrabile (certamente per chi non conosce questo tipo di scrittura) di segni, linee che assomigliano a lettere o a numeri, ma che non lo sono.
Abbiamo lasciato che ciascuna  dicesse che cosa ci vedeva, verificando che nessuna di loro aveva la minima idea del significato scritto.
Quindi abbiamo letto una sola volta il significato delle otto frasi chiedendo poi al gruppo di ripeterne una alla volta.

  1. OGGI IL TEMPO E’ BELLO
  2. NON E’ BELLO
  3. CHE ORE SONO?
  4. TU SEI PIU’ BELLA DELLA PIOGGIA
  5. OGGI MI SENTO IN FORMA
  6. QUESTA NOTTE HO DORMITO MALE
  7. TI AMO SEMPRE DI PIU’
  8. MIA FIGLIA MI DICEVA CHE AVREI PARLATO MEGLIO L’ITALIANO SE AVESSI BEVUTO

Il gruppo seguiva abbastanza divertito quanto stavamo proponendo senza concretamente capirne il senso ma lasciandosi pian piano coinvolgere, più per curiosità che per reale interesse.
Alla seconda richiesta di ripetizione delle frasi, sono cominciati i dubbi e i tentennamenti di traduzione.
Alcune frasi, le prime, venivano ricordate abbastanza facilmente, proprio perché sentite per prime, ma anche  perché corte.
Qualcuna ricordava la quarta perché, a suo dire, strana.

Per la quinta, una studentessa  ha notato la ripetizione del segno 
che ha subito attribuito alla parola “OGGI”  che in effetti compare in entrambe le frasi.
Giunti alla settima, il gruppo, compatto, l’ha declamata quasi fosse un verso poetico,  perché,  come ha detto una di loro senza alcuna timidezza, “è quella che diciamo di più e che vorremmo sentirci dire di più!”.
E non poteva essere che così, vista l’età della nostra platea!
La numero otto ha creato qualche problema ma una ragazza si è ricordata di quanto fosse strano quell’accostamento dell’italiano al bere.
Riflettendo e confrontandoci ci siamo rese conto che  abbiamo ricordato il significato  delle diverse frasi non solo con l’aiuto della memoria (che secondo Le Bohec, autore del metodo naturale, non esiste)  ma per tanti altri motivi:  di situazione, di contesto, di immagini, di forme, di dimensioni del testo, coralmente per motivi affettivi, emotivi, romantici, per accostamento con un’esperienza personale… ed anche – ma tutto sommato non molto – per caratteri tipografici.
Così apprende un bambino di 5 anni, così tutti noi ci poniamo di fronte a qualcosa che dobbiamo imparare.
E qui è stato facile passare dalla simulazione all’esperienza scolastica per le ragazze ancora così attuale, con un occhio rivolto al passato, direi prossimo, di ciascuna.
Ti  ricordi come hai imparato a leggere e a scrivere?
Come è stata la tua prima esperienza nella scuola?


Qualcuna ha cominciato timidamente a raccontare come la mamma le leggeva i libri e quanto per lei fosse necessario capire il senso di quei segni sotto ai disegni, qualcun’altra ricorda i puntini da unire per scrivere le lettere, una racconta di come fosse mandata fuori dalla porta, all’asilo, perché non rispondeva “Presente”.
Mentre lo racconta senti ancora l’incredulità per un castigo tanto forte  per un rifiuto dettato solo e soltanto dalla paura di rispondere a alta voce.
Chiamate a parlare di sé, dei ricordi belli e di quelli meno, anche riferiti al rapporto che hanno attualmente con i diversi docenti, il gruppo si apre, interagisce in uno scambio attivo.
Partendo quindi dalle preconoscenze  e da quella cultura informale fatta di esperienze e quotidianità, siamo riusciti a comprendere come l’apprendimento non sia solo una questione cognitiva, di processi mentali, ma si sostanzia di affetti, emozioni, sensazioni e molto altro.
Esso passa obbligatoriamente attraverso la relazione empatica tra docente e discente nella quale si concentrano la cura, l’attenzione, il rispetto dei ritmi personali in un ambiente  che dovrebbe essere sempre contrassegnato dall’armonia.
Facciamo scorrere le slide che mostrano come imparare a leggere e scrivere in modo naturale, partendo dal nome proprio, quello di ciascun bambino.
Quale parola più significativa esiste per un piccolino?
Marta racconta la sua esperienza di docente della scuola dell’infanzia, della bellezza dell’alfabetiere dei nomi dal quale attingere le lettere per comporre tutte le altre parole, ripetendo il nome di ciascuno dei compagni che in questo modo costruiscono la propria identità.


Il tempo passa, le ragazze scalpitano forse già proiettate sull’atteso fine settimana.
E’ il momento dei fogliolini.
Scrivete una cosa, un pensiero, una riflessione, una sola parola di tutto quello che avete detto e ascoltato oggi pomeriggio, in modo anonimo.
Si formano crocchi, anche perché le penne a disposizione sono poche,  qualcuna tentenna, un po’ intimorita dalla consegna di vago sapore scolastico, altre si lanciano in lunghe scritture.
Il clima è disteso, molto spontaneo.
La scrittura del testo è ostacolata solo da fastidiosi problemi tecnici della LIM, risolti i quali, le studentesse si  animano e partecipano attivamente alla generazione del loro primo testo collettivo.
Il pensiero di ciascuna trova la giusta collocazione, un fogliolino viene scelto come titolo. I destinatari devono essere gli insegnanti, non v’è dubbio alcuno.
Un testo ricco di spunti che potrebbero essere ulteriormente sviluppati, tempo permettendo.
Lanciamo la sfida alle ragazze: ora che sapete come si fa, proponetelo di farlo anche in classe, magari per affrontare qualche incomprensione con i professori o per continuare il bellissimo percorso che state facendo con la “prof” di filosofia.
Il risultato per noi formatrici è sorprendente, perché inaspettato, visto il gruppo col quale ci siamo confrontate, bellissimo tanto quanto impegnativo (è la prima volta che lavoriamo con studenti delle superiori).
Anche il principio dell’atteso imprevisto, ancora una volta, non viene smentito. Anzi!

Titolo: Dal nome, alla motivazione e al proprio ritmo.
Destinatario: insegnanti

Questo corso mi ha fatto tornare bambina per un giorno provando “emozioni indimenticabili” e facendomi capire veramente il significato di empatia, perché esso mi ha aiutato molto a comprendere l’importanza di mettersi nei panni degli altri.
Fino ad oggi non ero a conoscenza di questo metodo efficace per far apprendere ai bambini.
E’ stato molto interessante comprendere come un bambino veda la scrittura.
E’ affascinante ricordare cosa provavamo quando eravamo piccoli e stavamo cominciando ad apprendere come si legge.
E’ un metodo che ricade sull’esperienza personale del tipo “duolingo” che è un’APP dedicata all’apprendimento di lingue straniere e come la scrittura collettiva è accessibile a tutti.
Mi ha colpito il lavoro che un’insegnante deve fare per mettersi nei panni di un bambino che per la prima volta si trova di fronte a un mondo da scoprire, permettendo di addentrarsi nella sua mente curiosa e colorata .
Tutto questo grazie al metodo CCA : curiosità conoscenza armonia.
15 marzo 2025
Le ragazze del Liceo Danilo Dolci Palermo con Elide e Marta

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