
Prosegue il nostro laboratorio di scrittura collettiva all’istituto Ipsia F.Corni di Modena (qui la prima puntata): 25 ragazzi provenienti da diversi indirizzi professionali, con diverse provenienze multiculturali, ed eterogenei perché frequentanti le classi prima, seconda, terza e quarta superiore indirizzo grafico, odontotecnico, elettrico e meccanico.
Ecco il motivo occasionale per eccellenza che si sostanzia come vera e propria sfida.
Ecco la grande possibilità di toccare con mano i miracoli educativi compiuti dalla pedagogia dell’aderenza. Ecco il pertugio grazie al quale il metodo maieutico può nutrirsi costantemente di interrogativi.
L’esito è semplice: l’umile tecnica della scrittura collettiva, attraverso i dialoghi socratici che attraversano i contesti di realtà e la cultura informale degli allievi che ci troviamo di fronte, risulta vincente a prescindere, senza schemi, fuori dai percorsi strutturati. Il lavoro che si sta svolgendo in classe mostra l’urgenza DARE LA PAROLA, di offrire lo sguardo, di creare interazione, credendo nei bisogni formativi irriducibili degli adolescenti e dei giovani.

Si possono compiere tentativi ironici come quello di creare un fogliolino in inglese, quale screenshot tascabile per tutti gli studenti presenti. Ma poi – e non troppo tardi – ci si accorge che solo pochi comprendono l’inglese ed anche il francese che mastichiamo in modo sufficiente, per comunicare. Ci sono ragazzi di lingua urdu che con gli occhi sgranati veicolano la loro difficoltà sia a comprendere la lingua inglese, sia la nostra italiana, e per di più non ricordano la loro: un’avventura disarmante che può accendere solo il punto infiammato dell’educazione : voler raggiungere uno ad uno, mentre votano la titolazione di un paragrafo breve, piccolo, icastico e formulano alzandosi e sedendosi, quelle poche, sacre e preziose righe di scrittura collettiva che ci restituiscono immediatamente e commoventemente l’alfabeto del noi. Ho scoperto così che il nostro tentativo potrebbe chiamarsi “Parole in briciole” o “Briciole di parole”, mentre spezzavo un pane secco, che lasciavo sgretolare davanti ai miei e ai loro occhi.
Incontrare i loro sguardi, attraverso quello della professoressa Cristina Rossi, tutor del PNRR DM. 19 contro la dispersione scolastica, è l’avventura commovente di cogliere l’Infinito, nel frammento.